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mercoledì 14 novembre 2012

Primi passi con il vostro cucciolo

L'arrivo di un cucciolo è sempre un evento pieno di gioia e di trambusto. Un nuovo componente della famiglia capace di riempirci i cuori di allegria, ma capaci anche di veri e propri dispetti. 
La scarsa conoscenza delle necessità proprie del cucciolo, ci porta a collezionare una serie di errori grossolani che mettono da subito in difficoltà il suo corretto sviluppo psico-fisico.
Ed è così che pretendiamo che il cucciolo impari a fare i bisogni fuori anche se noi non siamo disposti a portarlo a spasso quanto necessario (ogni 2-3 ore durante il giorno), oppure non lo lasciamo riposare il numero di ore necessarie perché per soddisfare la nostra forte motivazione epimeletica (che ci spinge a prenderci cura di un altro essere) ce lo spupazziamo continuamente e non gli concediamo un attimo di tregua. O ancora, presi dall'ossessione dell'addestramento, cominciamo a impartirgli una serie di comandi pretendendo obbedienza. Ricordiamoci sempre e continuamente che abbiamo davanti un cucciolo, con esigenze e sensibilità particolari.
Noi non abbiamo modo di intervenire sulla base genetica che determina il comportamento e il carattere del cucciolo, né sui primi 2 mesi di vita nei quali fondamentale è il rapporto con la madre e con i fratelli, ma dal 2° al 4° mese circa è il nostro momento di intervenire. 
In questa fase critica, chiamata “periodo di socializzazione”, avvengono infatti quegli apprendimenti talvolta irreversibili che si rivelano decisivi nel determinare lo sviluppo corretto del comportamento.
Fornire perciò al cucciolo gli stimoli e gli input più idonei in questo periodo sensibile è di estrema importanza, così come lo è altrettanto evitare errori che potrebbero rendere il cucciolo ansioso, irrequieto o pauroso.
A questo serve l'educazione: a fornire al cucciolo le basi per permettergli di relazionarsi nel modo corretto con la società in cui è inserito, con le diverse tipologie di persone (uomini, donne, bambini, anziani), con gli altri cani e gli altri animali da compagnia, e di saper affrontare serenamente contesti differenti (città, campagna, parco, ristorante...). L'educazione del cucciolo va di pari passo con l'educazione del proprietario, che impara a conoscere meglio il suo amico a quattro zampe, apprende a riconoscerne i segnali e ne comprende il linguaggio, imparando a comunicare con lui nel modo più corretto. La relazione migliora incredibilmente in qualità e profondità. Spesso non si intraprende da subito un percorso di educazione più che altro perchè ne viene sottovalutata l'importanza. Pensiamo che il cane non abbia chissà quali esigenze, che tutti siamo in grado di capire quello che ci dice (la famosa frase “Gli manca la parola” lascia intendere che il cane si fa capire benissimo da solo) e che quindi non sia necessario l'intervento di un professionista per spiegarci come crescerlo. Il professionista viene spesso chiamato in causa più tardi, quando i problemi sono già comparsi e radicati.
Il percorso di educazione è innanzitutto una crescita insieme che arricchisce enormemente entrambi, creando un legame forte e un rapporto bilanciato.
L'educazione del cane è utile e necessaria per una buona e piacevole convivenza con il proprio gruppo familiare e per il suo legittimo inserimento nella società degli umani.
Così come gli umani devono sottostare ad alcune fondamentali regole comportamentali per essere accettati dalla società, così anche i cani dovrebbero, nel limite delle loro caratteristiche, adattarsi alla vita dei loro padroni.
L'educazione non è finalizzata all'umanizzazione del cane, bensì ha lo scopo di portare il cane a convivere con l'uomo, in modo da avere abitudini che non interagiscano negativamente con il mondo circostante.



I cani sono animali sociali e gerarchici, come i loro antenati lupi:questo significa che tendono a vivere in gruppo, cioè in famiglia (che funge da branco) e all'interno di questo gruppo stabiliscono una gerarchia.
Nel caso del cane che vive in famiglia, il gruppo è costituito da tutti gli elementi della stessa, per questo nella scala gerarchica tutti i membri dovrebbero essere dominanti nei confronti del cane in modo da ottenere l'obbedienza.
La regola che stabilisce chi deve occupare quale gradino in natura, è la legge del più forte non solo a livello fisico ma anche intellettivo, la legge che permette la continuazione della specie, la legge che emargina gli elementi malati o incapaci di lottare a favore dei soggetti più adatti alla conduzione del branco.
Normalmente il cane trovandosi in posizione di inferiorità rispetto all'uomo, può obbedire spinto da motivazioni differenti:

Per imposizione: quando il cane si sottomette al padrone perchè teme la sua ira e la sua violenza, fisica o morale. Esegue gli ordini malvolentieri come risposta di difesa passiva e reprime la sua volontà di ribellione solo perchè si rende conto di essere l'elemento più debole. E' la situazione tipica dei cani che, come reazione ad un sopruso, fuggono o alla peggio si rivoltano per esasperazione. E' da considerarsi la forma peggiore.
Per inibizione: il cane, in quanto inibito, accetta l'autorità senza discussioni ed indipendentemente dai meriti o dalle qualità del padrone.
Esegue gli ordini di tutti gli umani in modo approssimato con la coda fra le gambe, a volte persino strisciando. Soffre le richieste del padrone al di là dalle sue intenzioni e dal tono di voce.
Per convenienza: quando il cane, al fine di raggiungere uno scopo (premio), accetta la supremazia del padrone come mezzo per ottenere un profitto. Risponde agli ordini in modo preciso come un soldatino dimostrando gioia durante la loro esecuzione.
Dimostra partecipazione nei momenti di bisogno, rifiutando l'autorità del padrone quando questi non è necessario al suo benessere.
Per praticità: quando il cane accetta di buon grado l'autorità del padrone in quanto riconosce in lui la figura protettiva del capo branco.
In tal caso il cane esegue gli ordini diligentemente perchè così facendo risponde degnamente al suo ruolo, contribuendo a mantenere saldo l'equilibrio sociale del gruppo.
Questa è da considerarsi la forma migliore dove padrone e cane si intendono rispettandosi a vicenda.
Un cane ubbidiente è un cane che non da problemi in nessuna occasione: questo è possibile a patto che sia abituato ad ascoltare sempre il suo padrone, deve cioè obbedire sempre e in modo assoluto, in modo da essere gestibile nelle circostanze più difficili.
Un buon padrone di cane è quell'umano che si comporta come un buon padre di famiglia, è protettivo e attento alle esigenze del proprio cane, ed è in grado di educarlo con opportuna intransigenza e coerenza: se un'azione non è ammessa, bisogna che sia sempre proibita.
Facciamo un esempio: se non vogliamo che il nostro cane rubi la nostra succulenta bistecca non dobbiamo permetterglielo MAI, e sgridarlo ogni qualvolta si avvicini al nostro piatto; mantenere la coerenza è davvero molto importante, in caso contrario l'autorità del capobranco verrebbe messa in discussione, vanificando gli sforzi fatti.

Come si ottiene l'obbedienza del cane?
Le modalità con cui si può avere un cane obbediente sono generalmente due: l’autoeducazione e l’addestramento, anche se oggi viene riconosciuto come terzo metodo quello dell'educazione.
Autoeducazione
Significa propriamente che un cane si comporta in modo tale da essere premiato.
Un cane "viene autoeducato" attraverso un rinforzo positivo a seguito di un suo naturale comportamento gradito; per esempio se il cane si siede spontaneamente il padrone deve immediatamente associare a tale comportamento un gesto o una parola, (seduto), e poi un premio.
In questo modo un suono e/o un gesto verranno associati dal cane all'azione che sta compiendo, e i suoni ed i gesti generati con costanza nel tempo si trasformeranno in stimoli e, al loro riproporsi, il cane metterà in atto il comportamento corrispondete come riflesso condizionato.
AddestramentoSignifica rendere abile il cane, cioè capace di avere reazioni precise a specifiche situazioni.
Spesso sono i padroni a scegliere le reazioni che il cane deve avere, senza chiedersi se il cane è felice. In alcune occasioni e per discutibili usi il cane viene addestrato a reazioni e a comportamenti atti a soddisfare unicamente le voglie del padrone.
EducazioneSignifica correggere il comportamento di un cane, cioè renderlo in grado di reagire alle situazioni quotidiane in modo coerente e consono alla società.
L'educazione del cane lo mette in condizioni di essere inserito, ben accetto alla società e più gestibile dal proprietario.
Ad esempio se un cane passeggia educatamente in mezzo alla gente è ben accetto perciò, non creando problemi, il padrone lo porterà fuori spesso e volentieri.
Un cane ben educato mette in risalto un padrone altrettanto ben educato e rispettoso degli animali e del prossimo.

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